Edizione 2001
Gli interventi di saluto |
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Claudio Martini
Presidente della Regione Toscana
Il linguaggio universale del cinema ha ormai visto pienamente riconosciuta la propria dignità artistica.
E un linguaggio capace di rappresentare e di far capire le differenze culturali fra paesi e popoli
diversi, superando confini e barriere. Un linguaggio che la Toscana, in quanto luogo di tanti set cinematografici, amata da registi di tutto il mondo, e custode di una solida tradizione di cultura cinematografica, ben conosce e sa apprezzare.
Non è quindi un caso che proprio qui nella nostra regione abbia luogo una manifestazione che sta
conquistando con il passare degli anni un posto di rilievo per il settore cinematografico come il
Pitigliano Film Festival, giunto quest'anno alla sua quarta edizione ed impostosi ormai all'attenzione dei critici, dei cinefili e dei media, come appuntamento importante per conoscere sempre meglio la cultura ebraica e le espressioni del suo cinema e non solo.
Il popolo ebraico e la sua civiltà costituiscono un mondo ancora quasi sconosciuto ai più, guardato
attraverso gli occhi del pregiudizio e del sospetto. Questa manifestazione, nata per trattare di cinema, ma con il preciso fine di essere "la chiave per aprire nuove porte, conoscere altre dimensioni e capire", rappresenta un'ottima occasione per approfondire la cinematografia e la cultura ebraica, e per conoscere più da vicino un popolo che ha fatto e continua a fare la storia.
Voglio perciò complimentarmi con gli organizzatori e ringraziarli per l'importante lavoro svolto.
Iniziative come quelle del Pitigliano Film Festival che nascono all'insegna dell'incontro e del confronto, della conoscenza e dello scambio fra culture diverse, sono utili e positive, sono segni di speranza per il futuro.
A maggior ragione in un momento delicato come quello che stiamo vivendo: una fase storica in cui
le diverse culture dovrebbero imparare a capirsi e a rispettarsi se non vogliono precipitare in una spirale di odio e violenza di cui si conosce l'inizio ma non la fine.
Il tema di quest'anno "Gli Ebrei nella Diaspora: i Sefarditi", sarà dedicato alla comunità ebraica spagnola, che nel 1492, di fronte alla scelta fra la conversione al cristianesimo o l'esilio, si disperse in tutti i paesi dei Mediterraneo. Nella diaspora, i Sefarditi, portarono con loro le proprie tradizioni culturali che, col tempo, andarono ad amalgamarsi con quelle dei paesi che li ospitavano.
Un esempio di positiva convivenza tra le culture che ci fa accogliere, anche quest'anno, il Pitigliano Film Festival come un prezioso momento di riflessione e dialogo.
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Lio Scheggi
Presidente della Provincia di Grosseto
Anche nel 2001 torna la rassegna annuale di cinema e cultura ebraica con la quarta edizione del Pitigliano Film Festival. E anche quest'anno l'Amministrazione Provinciale
ha voluto dare il proprio contributo, interessandosi inoltre alla soluzione del problema della sede, poi individuata in Manciano, che lo scorso anno aveva ospitato la serata conclusiva del Festival.
Una scelta fatta con l'accordo dei due Comuni e che è parsa subito naturale data la vicinanza non solo geografica tra i due insediamenti. Molte sono infatti le vicissitudini storiche e culturali che hanno caratterizzato il passato di queste due autentiche perle del sud della Maremma, dalle origini al comune asservimento alla famiglia Orsini, padrona incondizionata dell'intera area fino al XVII secolo.
Fin dalla sua prima edizione, l'Amministrazione Provinciale ha accolto di buon grado il progetto degli organizzatori e ha seguito la manifestazione nella sua crescita.
Oggi il Pitigliano Film Festival è uno degli appuntamenti più importanti ben oltre il panorama culturale locale. La città è infatti nota per la presenza in passato di un ghetto ebraico, una particolarità unica nel territorio provinciale di Grosseto, dove si raccolsero, a partire dal XVI secolo, gli ebrei in fuga dalle rappresaglie perpetrate nello Stato Pontificio e in Italia
Meridionale. Ad essi si aggiunsero poi anche quelli espulsi da Firenze e da altre città andando ad ingrossare il numero di una comunità piuttosto consistente per le piccole dimensioni della città. Oggi là dove c'era il Ghetto, nel cuore del centro storico, sorge una sinagoga di grande valore artistico ed architettonico, riaperta al culto nel 1993. E oggi la "Piccola Gerusalemme", come viene chiamata Pitigliano, è meta di ebrei provenienti da ogni parte dei mondo anche grazie all' attività dell'omonima associazione "La Piccola Gerusalemme" e della sua presidente, signora Elena Servi.
Ma io credo che questo Festival, oltre all'indiscutibile valore culturale ed alla conservazione della memoria di una porzione della storia locale forse meno nota, abbia anche quello più ampio che riguarda la celebrazione dell'interculturalità e dell'accoglienza, della pacifica convivenza tra gruppi religiosi diversi, della capacità di scambio tra esperienze culturali e stili di vita a volte diametralmente opposti.
Sono temi scottanti che la cronaca di questi giorni rende drammaticamente attuali, dopo gli ultimi eventi che hanno insanguinato Haifa e Gerusalemme e la ricerca di una soluzione mediata dai grandi della terra. In questo senso è utile ricordare il messaggio diverso giunto in passato da questo lontano angolo di Toscana, dove la comunità ebraica del Ghetto si integrò perfettamente con la popolazione stanziale.
Vorrei cogliere l'occasione che mi è stata offerta dall'organizzazione del Pitigliano Film Festival, proprio per ricordare la grande tradizione di pace e di dialogo che caratterizza il popolo toscano e che oggi si concretizza in scelte e posizioni precise assunte dal Presidente della Regione, Claudio Martini, sia nei confronti del drammatico conflitto in Afganistan e della
lotta al terrorismo, sia nella solidarietà verso tutti i "Sud del mondo".
Ultimo in ordine di tempo, l'incontro che si è svolto nei giorni scorsi a Cecina, tra il Dalai Lama e il Presidente Martini.
Un colloquio fuori dal protocollo per portare la solidarietà e il sostegno della Toscana al popolo tibetano, durante il quale Claudio Martini ha invitato il Dalai Lama al meeting sulla non violenza in programma nella prossima primavera.
Il mio augurio è che questa manifestazione possa proseguire in futuro apportando il suo contributo, non solo culturale, alla nostra comunità.
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Francesco Giuseppe Bozzini
Presidente della Comunità Montana Colline del Fiora
Nelle Colline del Fiora, più che altrove, è stata storicamente assai cospicua la presenza di comunità ebraiche che, in genere, sono state bene accolte dalla popolazione locale, dando vita ad una convivenza senza particolari problemi.
Le testimonianze di questa presenza sono ancora oggi massicce nell'architettura (basti pensare alle sinagoghe), negli usi e nei costumi degli attuali abitanti. È quindi giusto che il Festival di cinema e cultura ebraica, giunto alla quarta edizione, si tenga proprio in questo territorio (per la quarta edizione 2001 è stato prescelto Manciano).
La Comunità Montana aderisce con soddisfazione all'iniziativa, sia perché si tratta di un evento di rilievo per la zona, sia perché dal Festival può venire un significativo contributo al dialogo tra culture e religioni diverse.
In un periodo così traumatico, in cui nel mondo sembrano prevalere atteggiamenti di intolleranza e di chiusura tali, da scatenare terrorismo e guerre, dalla civile Toscana e, in particolare, da una piccola Comunità della stessa, è giusto che parta un messaggio di pace mantenendo fede ad una secolare tradizione di ospitalità e accoglienza nei confronti di chi vive situazioni di disagio ed è costretto a lasciare la propria terra.
L'umanità deve saper trovare quegli equilibri che consentono la convivenza, sollevando dalla miseria intere popolazioni, rifiutando ogni integralismo: il confronto e l'integrazione, concetti portati avanti con forza dal Festival di cinema e cultura ebraica, sono l'unica strada sulla quale incamminarsi. Il pianeta terra è piccolo e deve essere condiviso tranquillamente da etnie diverse perché solo così ci potrà essere un futuro che escluda violenze tremende, purtroppo già vissute dall'umanità, ma delle quali troppo spesso ci si dimentica.
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Rossano Galli
Sindaco di Manciano
Con un sincero augurio di successo, saluto la quarta edizione del PitiFest 2001, che quest'anno si svolgerà a Manciano.
Un evento culturale come questo Festival di Cinema e Cultura Ebraica, che sin dalla sua prima edizione sostiene il valore del dialogo interculturale, acquista un significato ancora più importante in questo delicato momento storico e politico, dimostrando ancora una volta che la conoscenza e la comprensione dei valori delle diverse culture, rendono il mondo migliore e rafforzano la convivenza civile.
Non è casuale che la manifestazione si svolga in questa terra di maremma ed in particolare a Manciano, a testimonianza che i suoi abitanti, aperti a tutti gli stimoli culturali, credono fermamente che la democrazia e la libertà si fondino sulla conoscenza e sulla condivisione dei diversi valori dell'Uomo.
A tutta l'organizzazione porgo il benvenuto personale e dell'Amministrazione.
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Roberto Della Rocca
Direttore del Dipartimento Educazione e Cultura dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
È estremamente importante che il Comune di Manciano abbia voluto, proprio in un momento in cui un'ondata di razzismo ed intolleranza scuote e preoccupa tutto il mondo, approfondire vari aspetti dell'esperienza ebraica.
Il ghetto, la segregazione, la sofferenza, ma anche la gioia, la capacità di cantare la propria ironia, hanno contribuito nel corso dei secoli, a produrre testi teatrali, poesie, musiche, canzoni, libri, storielle comiche, insomma un po' di tutto.
L'obiettivo di questo Festival non è quello di delineare un panorama dettagliato ed esauriente, ma quello di offrire uno sguardo di insieme su una tradizione spesso travisata perché mediata dalla conoscenza pregiudiziale di altre ottiche culturali.
Questo Festival, arrivato alla quarta edizione, e nato in un momento di riscoperta della cultura ebraica e di rinnovato interesse da parte del mondo non ebraico, può assolvere un compito di grande importanza: affermare l'esigenza di risalire alle fonti tradizionali ebraiche, spesso rimosse dall'ideologia occidentale, di esplorare i rivoli di questa tradizione che, pur relegata nella sua alterità, non ha mai smesso di accompagnare nel suo percorso la cultura dominante, di alimentarla, di esserne alimentata, confrontandosi con essa. Di questa cultura, che nei suoi molteplici aspetti è divenuta di recente un argomento di largo consumo, deve essere percepito, al di là dell'emotività del fenomeno, l'impegno costate al dialogo ed al confronto.
In un momento di grandi mutamenti e sconvolgimenti, in cui intolleranza e incomunicabilità sembrano troppo spesso avere la meglio, è necessaria una maggiore conoscenza dell'altro.
Ed è proprio la Bibbia, che ci insegna come una società in cui non si comunica sia destinata alla distruzione.
Nella storia della torre di Babele, gli uomini tentano di raggiungere il cielo elevandosi verticalmente ma saranno puniti con la confusione delle lingue.
Mi sembra che i motivi del fallimento di una società, come quella della torre di Babele, vanno ricercati nel fatto che, secondo il racconto biblico, in quella società non solo tutti parlavano la stessa lingua, ma usavano anche le stesse espressioni. E una società in cui non c'è diversità di espressione e di opinione è una società privata della possibilità di comunicare, una società che afferma l'omologazione, il totalitarismo delle idee; una società in cui non c'è spazio per il confronto.
Appare quindi ovvio che una tale società aspiri a crescere verticalmente, producendo modelli di dominio e di prevaricazione dell'uomo sull'uomo. Con Abramo, la cultura ebraica diventa l'antitesi della cultura della torre di Babele, ponendosi come cultura della diversità e dell'alterità attraverso quel modello di orizzontalità che è la dialettica. È nella differenza delle lingue, posta come punto di premessa, che la cultura ebraica si fa luogo di incontro fra tradizioni diverse, caratterizzata dal multiterritorialismo e dal multilinguismo, conseguenza, entrambi, di una diaspora che ha permesso alla cultura ebraica di seminare, e di raccogliere frutti fecondi, allo stesso tempo, nel seno della cultura ellenistica, arabo-islamica, e infine di quella europea. E ciò senza mai rinunciare a nulla della propria specificità, senza perdere di vista la centralità
delle proprie fonti e il senso del proprio esistere.
Guardando alla storia della presenza ebraica a Pitigliano, risulta evidente che una delle forze della comunità ebraica sia stata proprio quella di attingere all'esterno, all'altro da sé, restando sempre se stessa, ma pronta a dare di volta in volta risposte nuove. La capacità insomma di assimilare dal mondo circostante, senza assimilarsi ad esso, grazie a quell'ebraismo che è tanto modo di vita quanto tradizione storico-culturale, bagaglio comune di una minoranza che lotta perché ci siano sempre culture di minoranza. Trovare gli antidoti perché le relazioni interculturali siano sì dialettiche, ma non di dominio, richiede che si abbandoni la vecchia prassi per cui la cultura minoritaria "subalterna", è chiamata ad assimitarsi a quella egemone. All'ossessione della differenza e delle gerarchie fra identità, propria di atteggiamenti intolleranti, non bisogna opporre però il mito di un'eguaglianza astratta tra gli uomini, perché le differenze esistono ed è la comunicazione tra di esse a generare progresso e cultura. Il mio auspicio è che da questo Festival possa partire un rinvigorito dialogo, con una cultura, quella ebraica, che non vive solo tra le mura del ghetto o della sinagoga, ma una cultura viva che si nutre del passato, che vive fortemente nel presente, e che è proiettata verso il futuro, nella ricerca costante di significato e valori per l'esistenza, ribadendo così la continuità di una tradizione che aspira con tutte sue le forze alla pace ed al rispetto per ogni forma di diversità.
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Franca Eckert Coen
Consigliera delegata alle Politiche della Multietnicità del Comune di Roma
Di Ebrei si parla molto e spesso senza conoscerne nè la storia nè il pensiero.
Della storia ebraica si conoscono soprattutto i lati dolorosi, le persecuzioni,le deportazioni.La persecuzione e la sopravvivenza degli Ebrei, una minoranza di modesta entità e di antica origine, è un fenomeno unico nella storia, che ha stimolato nel corso dei secoli molte domande e ancora più risposte.
È a manifestazioni come questo Festival di Cinema e Cultura Ebraica che dobbiamo il nostro grazie, per la corretta immagine della storia che danno attraverso il cinema, un efficace veicolo di comunicazione, molto apprezzato soprattutto dai giovani.
I migliori auguri per la riuscita della vostra manifestazione.
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